L’acqua corrente
la beve il serpente
la beve Dio
la bevo anch’io…



Prima che entrassero in funzione gli sbarramenti idroelettrici di Cedegolo e di Esine, l’Oglio scorreva libero ed integro dalle sorgenti al lago, condizionato solo dai cicli e dai capricci stagionali.
Le trote adulte risalivano la corrente per deporre le uova e garantire la sopravvivenza della specie.

Quand’ero ragazzino, era già entrato nella leggenda un pescatore di frodo che d’inverno, nel tepore della stalla, intrecciava nasse di vimini con le quali a tempo propizio sbarrava il corso del fiume e grazie ai proventi della pesca si era comprato la vigna.

Nell’Oglio era presente la Trota Iridea, la Trota Fario, il Témolo, l’Anguilla, il “Barbo”, il Varione, i minuscoli “Sanguinì” per la gioia dei piccoli pescatori.
Nonostante il regolare prelievo da parte dei pescatori sportivi e l’accompagnamento inveterato del bracconaggio che non si faceva scrupoli di ricorrere ai mezzi più distruttivi quali le reti, la dinamite, la corrente elettrica, la capacità di ripresa dell’Oglio era tale da garantire un ripopolamento spontaneo.

Nel ricco sistema di torrenti liberi di immettersi nel fiume un costante apporto di avannotti a cura delle attive associazioni sportive di pescatori, come del resto avviene a tutt’oggi, permetteva di esercitare la pesca fino a quote considerevoli, come pure nei numerosi laghetti naturali e in taluni bacini idroelettrici.

Nelle acque fredde il pesce si sviluppa più lentamente, però cresce guadagnando in qualità e bontà delle carni.
Nel laghetto di Ravènola, tra Crocedomini ed il Maniva, sopravvisse per anni una mastodontica trota smaliziata e famelica che falcidiava il novellame immesso inutilmente.

Quando l’acqua ha fatto l’onda è pura e monda, diceva il proverbio.
Nei liquami biodegradabili provenienti dalle fognature dei centri abitati i pesci trovavano da mangiare.
E nell’Oglio si faceva il bagno.

La ghiaia del fondo del fiume era pulita e ricordo che una volta, dopo un paio di immersioni nell’acqua chiara e cristallina, riuscii a imbracare una putrella in un tratto profondo da una recente onda di piena.
A quel tempo, anch’io andavo a pescare e seguivo con interesse la vita del fiume.

Quando negli anni cinquanta si verificarono i primi vistosi episodi di inquinamento industriale, nessuno immaginava che nell’Oglio ci fosse ancora tanto pesce.
A valle di Breno biancheggiavano pancia all’aria quintali di trote e di tèmoli, e le Guardie Forestali picchettavano le rive per impedire la raccolta e il consumo di pesce avvelenato.

Attualmente, dopo la costruzione degli impianti di depurazione, l’acqua in apparenza è pulita e si pesca quello che si semina.
Nel tratto sotto la nuova passerella, dove un tempo l’antico vignaiolo tendeva le sue nasse, hanno luogo affollate gare di pesca, previo nutrito lancio tempestivo di trote d’allevamento.


footer

Sei il visitatore n:


1024 x 768
Copyright 2007 Elena Francesconi
Webmaster & Webdesigner: Elena Francesconi